Croce e delizia al cor

Angela Barusi

01 agosto 2018

Sono tra i più grandi interpreti del repertorio verdiano e operistico italiano ma il loro percorso non è stato facile. Oggi uniti nella Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti, tutti i musicisti sono soci e responsabili del loro destino. Una storia di passione e rinascita che è sempre stata fortemente legata anche alla valorizzazione del territorio e dei suoi prodotti tipici.
 
Ogni tanto fa bene ricordare che ci sono ambiti nei quali noi italiani siamo bravi: agroalimentare, design, moda, beni culturali, turismo, industria manufatturiera di precisione e logistica. Facciamo e possiamo fare meglio di altri.

Dove siamo meno bravi è nel riconoscere che più della metà dei nostri ambiti di eccellenza formano parte del grande quadro denominato “cultura”. Allora bisogna chiarire alcuni concetti: la cultura non è un’attività di catalogazione, conservazione ed esposizione di cose morte, la cultura è viva e contemporanea a sé stessa; la cultura non è un privilegio di pochi ma un diritto di tutti; la cultura non è un accessorio ma un potente strumento; la cultura non è un costo ma una straordinaria risorsa.

Unire strategicamente ambiti nei quali sappiamo lavorare bene, e che già ci vengono riconosciuti nel mondo, sembrerebbe cosa scontata ma spesso non è così.

Ne sono esempio i componenti della neonata Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti che hanno vissuto nelle proprie carni l’incongruenza e la miopia di decisioni istituzionali che hanno, in più di un’occasione, minato un percorso artistico, professionale ed umano di grande successo.

Due momenti importanti e di cambiamento per le loro carriere: il primo risale al 2013, quando, venuta a mancare la continuità che il Teatro Regio di Parma dal 2000 al 2012 aveva assicurato all’orchestra del teatro, è nata l’Orchestra dell’Opera Italiana.
 
Con questa denominazione hanno operato fino a marzo di quest’anno, quando i musicisti hanno deciso di effettuare, questa volta volontariamente, il secondo cambio radicale: prendere in mano le redini ( e le responsabilità) del loro destino. La Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti è infatti l’unica orchestra italiana nella quale i musicisti sono anche azionisti, ognuno con circa il 3% delle azioni. Nel nome c’è tutto: Filarmonica perchè etimologicamente significa associazione di musicisti; Opera perchè è nel loro DNA; dedicata a Bruno Bartoletti, perchè è stato Maestro e modello per tutti loro.

<Siamo un’entità puramente artistica che si autogestisce. – dichiara Manlio Maggio, presidente del Cda - Ed è uno stimolo questo, perché in questa fase di avviamento chi ha deciso di far parte della Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti lo ha fatto con l’entusiasmo tipico della passione, che motiva tutti a mettere a disposizione le proprie energie, capacità e professionalità per ovviare alla mancanza di una struttura aziendale: siamo noi stessi a costituire l’organigramma aziendale, dividendoci i compiti e le mansioni.>

Ma la solidale e spontanea empatia che l’entusiasmante capacità di rinascita di questi virtuosi dell’opera provocano in tutti coloro che conoscono la loro storia non è il solo motivo che mi ha portato a scriverne qui.

Per i meno melomani tra di voi, faccio una breve premessa: l’opera lirica italiana è una delle pochissime espressioni artistiche che parla italiano ovunque si rappresenti. L’italiano è la lingua internazionale dell’opera, a parte poche eccezioni francesi e tedesche, e qualunque giovane cantante che decida di intraprendere questa carriera deve conoscerlo bene.

Il repertorio verdiano rappresenta l’80 % delle rappresentazioni operistiche mondiali. La Traviata è l’opera più rappresentata nel mondo, seguita a distanza da Puccini e Mozart.

La produzione di un’opera lirica impiega un enorme numero di professionalità, molte di queste artigiane e di grande pregio: scenografi, coreografi, attrezzisti, comparse, ballerini, coristi, costumisti, parrucchieri, pittori, falegnami, tecnici del suono, delle luci, multimediali, fotografi, e molti altri, oltre naturalmente a produttori, musicisti, cantanti e direttori d’orchestra. Un così grande impiego di forze umane e finanziarie deve essere ben articolato, comunicato e venduto.
 
E per tutti questi motivi, una qualunque rappresentazione all’estero diventa esportazione di un vero e proprio pezzo di quella cultura viva, colta e multiforme che trasmette in ogni sua espressione il sapere fare italiano. A cominciare, guarda caso, dal cibo.

I componenti della Filarmonica questo lo hanno ben compreso e attuato durante tutta la loro brillante traiettoria, facendo squadra con aziende private ed enti di promozione territoriale. Buon esempio di questa sinergia è stato un progetto imprenditoriale che ha costruito intorno ai concerti e le rappresentazioni verdiane in sale e teatri di tutto il mondo, un corollario di presentazioni, degustazioni e cene con i prodotti del territorio parmense. Pranzi e cene non artificiosi ma con autentiche ricette testimoni del Verdi grande agricoltore e grande produttore di prodotti tipici.

Abbiamo chiesto a Manlio Maggio perchè il binomio opera/cibo si è rivelato un fattore vincente e di conseguenza strategico per gli operatori della filiera agroalimentare italiana.

< La musica e il cibo hanno lo stesso linguaggio che è universale, non occorre sapere l’inglese o lo spagnolo. Il cibo e la musica colpiscono i sensi delle persone di ogni razza e provenienza geografica. È così anche per il design o la moda, ma il cibo si avvicina maggiormente alle sensazioni che da’ un’esecuzione musicale dal vivo e sono alla portata di tutti. Noi rappresentiamo l’italianità e tutte le aziende che si legano a chi porta nel mondo uno dei nomi che suscitano più rispetto...È l’italianità espressa nelle musiche di Verdi ma non solo, perchè noi utilizziamo l’intero repertorio della lirica italiana e dei grandi compositori del Novecento come Rota o Morricone, autori che scuotono il palato ...>

<Abbiamo sperimentato che i luoghi nei quali si realizzano i concerti - il foyer di un teatro, una bellissima chiesa, una biblioteca storica - sono il palcoscenico ideale per fare business, un momento ideale per promuovere il territorio. Gli spettatori di quei concerti hanno voglia di vivere l’Italia, di appagare i sensi che noi siamo riusciti a scatenare. Costituiamo un’opportunità per qualsiasi azienda che vuole far vivere l’italianità come la viviamo noi, come simbolo di eccellenza.>
 
L’italianità nelle sue innumerevoli accezioni e l’esecuzione musicale di altissima qualità saranno prossimamente protagoniste dell’attività internazionale della Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti e dei suoi gruppi da camera denominati Filarmonici dell’Opera Italiana.

La potenza dell’opera non si consuma ma si rinnova, cosí come ci insegna la storia della Filarmonica, e ad ogni esecuzione rivela nuove sfumature, nuovi punti d’ascolto. Non è forse cosí anche per il cibo?
 
Fotografie: Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti
 
Filarmonica dell’Opera Italiana Bruno Bartoletti
www.foibrunobartoletti.it

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