In Sicilia pascolano mucche felici

Salvatore Spatafora

03 ottobre 2018

Giuseppe Grasso alleva bovini in libertà nelle sconfinate vallate della Sicilia orientale. La crescita in libertà è alla base del benessere animale, a dimostrazione che un modello alternativo è ancora possibile.
“Lei è Oliva, lì invece ci sono Fortunata, Allerta, Regina e Barunissa. Ogni vacca viene chiamata per nome e la stessa regola vale per tutti gli altri animali della mia fattoria”.  A parlare è Giuseppe Grasso, allevatore di vacche allo stato brado nelle campagne di Vizzini, in provincia di Catania. La filosofia di Alleva Bio è fondata sul concetto del benessere animale, “né io né i miei collaboratori usiamo il bastone, perché tra loro e noi s’instaura un rapporto di fiducia che è totale”.

Quelle di Grasso sembrano frasi quasi surreali, al limite della realtà, che stridono fortemente con le terribili immagini degli allevamenti intensivi che circolano nel web. Animali nati e cresciuti in cattività, impossibilitati a muoversi, che trascorrono la loro vita, a volte davvero breve, in ambienti chiusi senza mai vedere la luce del sole e in condizioni che non sono più accettabili in una società avanzata come la nostra. Nessuna logica commerciale può giustificare questo inferno e la storia di Alleva Bio è la prova tangibile di come un modello alternativo sia invece possibile.
Ettari a perdita d’occhio di campi, in quella che un tempo era il latifondo di qualche gattopardo siciliano, dove scorrazzano liberi e felici cavalli e vacche con i loro vitellini. Guardare i figli di Giuseppe giocare con gli animali fa subito capire come questi animali sono tranquilli e felici a differenza dei loro simili chiusi in gabbia, scontrosi e irrequieti per lo stato di perenne cattività.  

La storia di Alleva Bio inizia nel 2002, anno di svolta per Giuseppe Grasso, quando giovane studente di Economia decide di tornare a casa dalla Spagna, dopo aver concluso il progetto Erasmus. Quella per l’allevamento è una passione di famiglia, ereditata dallo zio allevatore, insieme al magnifico casale dell’800 nelle sconfinate campagne di Vizzini.  Alleva Bio è un allevamento tradizionale che promuove, con la sua attività, un modello sostenibile per l’ambiente. “La nostra fortuna - afferma Grasso - è che l’entroterra siciliano non è sfruttato dal punto di vista dell’allevamento intensivo e di conseguenza è ancora possibile uno sviluppo estensivo. Prendiamo per esempio la Toscana, dove c’è una densità di coltivazione tale che non permette più certi tipi di allevamenti. In Sicilia, invece, c’è ancora tanta terra disponibile che attrae gli stranieri, mi riferisco in particolare alla “corsa ai vigneti dell’Etna”. Farinetti è l’ultimo dei nomi famosi ad avere acquistato ai piedi del vulcano per produrre vino. Questa è una potenzialità che noi siciliani non abbiamo ancora capito”.  
 
Le parole di Grasso non vogliono essere una critica ma uno sprone e un incentivo nei confronti degli altri allevatori siciliani, per stimolare una maggiore consapevolezza sulle risorse della regione e sul loro possibile sfruttamento in modo etico e responsabile. 

Le differenze tra ciò che accade in un qualsiasi allevamento intensivo e un allevamento tradizionale come Alleva Bio sono evidenti: innanzitutto il ciclo di vita dell’animale che nel primo caso è di 8 anni, nel secondo invece 16/18 anni. Nel sistema tradizionale sia il calore che la monta avvengono in maniera del tutto naturale ( la vacca entra in calore solo quando è in stato di benessere) mentre negli intensivi è tutto indotto. Altra nota dolente quella dei vitellini. Da Alleva Bio i cuccioli stanno con la madre per 7/9 mesi. Negli allevamenti intensivi vengono separati appena nati, questo shock provoca nella madre l’arresto immediato della produzione di latte che viene stimolato poi dall’uomo attraverso punture di ossitocina. 

 
La cura di Giuseppe Grasso verso i suoi animali non si esaurisce soltanto nella fase dell’allevamento ma riguarda anche la macellazione. Grasso vuole conoscere tutta la filiera. Stringe rapporti di fiducia con il macello affinché tutto si svolga nella maniera meno traumatica per l’animale. E poi parlare con gli chef, per sensibilizzare i consumatori sul fatto che metodi alternativi di allevamento sono possibili. 

E forse la differenza sta tutta qui. In fondo un vero foodlover, o chi si definisce tale, invece di limitarsi alla sterile apologia sui tempi di cottura dovrebbe fare proprio questo, vale a dire conoscere produttori illuminati e coloro i quali sanno rispettare la terra in cui vivono e operano. Perché chi agisce così favorisce il benessere e l’economia di un’intera comunità e degli elementi che la compongono: persone, animali e ambiente.

Giuseppe Grasso non ha paura di quello che dice e per dimostrare che non ha nulla da nascondere apre le porte della sua fattoria ai visitatori, per vivere l’emozione della vera vita di campagna. Inglesi, americani e tanti ragazzi delle scuole superiori hanno già provato l’esperienza della mungitura e del pascolo con Giuseppe. “Questa è la mia vita, un’attività a tempo pieno. Non esiste domenica o vacanza (come negli impianti meccanizzati) e sono felice così, perché è la vita che ho scelto per me e per la mia famiglia. Non è poesia ma un motivo di vanto, sono un uomo realizzato. Mi alimento delle sensazioni degli altri, è così bello vedere le persone che visitano la mia azienda emozionarsi per la loro prima mungitura. E pensare che non ho mai fatto nessun tipo di investimento in comunicazione. Sono stato “scoperto per caso” e adesso sono gli altri che mi vengono a cercare. Il motivo di questo inaspettato successo? Forse c’è una speranza, le persone hanno capito quanto vale l’unicità di questa esperienza”. 
Alleva Bio di Giuseppe Grasso
Vizzini (Catania) – cell. 3923697201
www.allevabio.com
 
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